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12-09-2018
"Un sorso di Gattinara" di Mario Soldati alla Cantina Travaglini
L’Azienda Vitivinicola Travaglini, collocata nel cuore delle colline di Gattinara, fondata sessant’anni fa da Arturo Travaglini, ereditata dal figlio Giancarlo e oggi guidata dalla figlia Cinzia, all’entrata reca una frase di Mario Soldati: “Il vino è la poesia della terra”, che sintetizza la filosofia di produzione di un vino qualitativamente superiore. Nella giornata di apertura della Festa dell’Uva, Cinzia Travaglini - che conobbe Soldati in occasione di una visita dello scrittore a Gattinara - ha organizzato la presentazione del volume di racconti: “Un sorso di Gattinara e altri racconti”, pubblicati la prima volta dalla casa editrice novarese Interlinea nel 2006, in occasione del centenario della nascita dello scrittore.
Alberto Cicala, che nel 1999 pubblicò l’ultimo libro di Soldati in vita: “Un viaggio a Lourdes”, ne ha tracciato un profilo inedito: “Mario Soldati quando, giovane editore, lo avvicinai, era davvero un personaggio: voleva bere bene, conversare e giocare a scopone, e sapeva entrare dentro le persone”. “Un sorso di Gattinara” fu scritto a Corconio, sul lago d’Orta, dove Soldati, con l’amico Mario Bonfantini, si era rifugiato, forse anche per sfuggire alla moglie americana. In quell’anno di buen retiro Soldati prese la decisione di diventare scrittore.
Con la regia di Piccolo mondo antico, con Alida Valli, Soldati divenne il regista italiano più conosciuto al mondo, nel 1954 Garzanti pubblicò Le lettere da Capri, che divennero il primo best seller italiano all’estero, la Rai tra le sue prime programmazioni inserì un film di Soldati, il regista più famoso del tempo, nel 1957, con le trasmissioni televisive: “Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini”, inventò il réportage.
Nel libro: “Un sorso di Gattinara e altri racconti” c’è un mix di tutte queste cose, ha sottolineato Cicala: “Sono racconti brevi di facile lettura, in cui emerge la capacità di raccontare la vita, mettendo insieme il bello, il vero ed il buono. Sono scritti che hanno radici forti, espresse con una scrittura cristallina: un classico che val la pena di rileggere”. Giovanni Tesio, Professore Ordinario di Letteratura presso l’Università del Piemonte Orientale, ha accostato Soldati a Gianni Brera, per la qualità della scrittura, ma soprattutto per il loro saper “gustare” la vita, come se fosse: “Un bicchiere di vino, che va bevuto fino in fondo e non si lascia in tavola mai”. Nel romanzo “Lo smeraldo” Soldati definì un personaggio: “Mimetico libero”, parole che avrebbe potuto adattare a se stesso, perché “mimetico” significa saper rispettare i tempi e le cose della vita, senza sovrapporre alla vita qualcosa di più intellettuale, mentre “libero” racchiude la capacità di partire dalla vita, ma poi di fare ciò che letterariamente si pensa, compiendo l’impresa di entrare nelle cronache della vita. Soldati fu anche uno dei primi autori ai quali si possa applicare il termine francese di “autofiction”, (coniato nel 1977 dallo scrittore francese Serge Doubrovsky in riferimento al suo romanzo Fils, che indica il genere letterario in cui l'autore stesso è il protagonista delle vicende di finzione narrate), poiché mette in gioco se stesso raccontando qualcosa di vissuto, ma che in letteratura si trasfigura. Lo scrittore fu anche un “paesologo” ante litteram, (la paesologia unisce etnologia, poesia e geografia: è la scienza che si è inventato lo scrittore Franco Arminio per studiare i paesi della sua Irpinia e non solo, nella quale i paesi sono oggetti in fuga dalla loro forma, oggetti in via di sparizione) scoprendo le cose più segrete, trascurate e marginali, quelle che solitamente non vengono mai raccontate. Lo scrittore riconobbe e sottolineò l’importanza dei nomi, che non sono una pellicola accessoria, ma realtà storica, etimologica, genealogica, emotiva, che dà vita ad una appartenenza. “Soldati seppe togliere le fodere del mondo, per vedere cosa c’era sotto”: questa virtù, come ha ricordato Tesio, vale anche per il vino: “Ha una superficie che i sensi devono penetrare per arrivare alla parte più profonda”.
Dopo alcune letture tratte dal volume di racconti, fatte da Cicala e da Tesio, che hanno emozionato l’uditorio, è stato invitato a prendere la parola il Consigliere Regionale novarese Domenico Rossi, che ha ringraziato Cicala per questo libro che mette insieme con amore la letteratura ed un’eccellenza dell’agricoltura come il vino Gattinara.
Il sommeiller Mauro Pallaro ha chiuso l’incontro, prima di degustare un buon Gattinara, ricordando che il vino deve essere atteso: “Non bisogna avere fretta di berlo” e concludendo con un invito: “Bevete sempre e solo Nebbiolo e basta!”.

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Piera Mazzone

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