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09-01-2018
L'Epifania a Romagnano
Le Sacre Rappresentazioni sono nel DNA dei Romagnanesi da secoli e si mantengono vitali nelle nuove generazioni come emerge dal bel volume del compianto storico romagnanese Carlo Brugo: “I Re Magi a Romagnano”, pubblicato nel 2007 nella Collana Romanianum, Edizioni Museo Storico Etnografico, dedicato alla rappresentazione dell’Epifania. È un evento probabilmente meno noto rispetto al grandioso Venerdì Santo, ma ugualmente suggestivo. Questa seconda rappresentazione, che in origine era chiamata Festa dei Re Magi, delle pastorelle e dei pastori, cade negli anni pari. Si tratta di una tradizione risalente al 1740, istituita dalla Congregazione della Gioventù. Nella tradizione romagnanese, i Re Magi sono quattro e non tre, Baldassarre, infatti, viene accompagnato da un altro piccolo “re moru, negru e pitu”, che ha un ruolo importante nell’Adorazione: essendo un bambino è più vicino a Gesù e può chiedergli un aiuto per tutti i bambini del mondo.
Quest’anno a Romagnano Sesia è stata dunque rappresentata l’Epifania, incentrata in quattro quadri, che a causa del tempo incerto, sono stati proposti all’interno dell’abbazia di San Silvano, con la regia di Lorenzo Delboca, che era anche attore: il primo rappresentava l’incontro dei Re Magi che, giungendo da luoghi diversi della terra, guidati dalla luce della stella, si univano nella ricerca del re dei giudei, poi si cambiava scena e ci si ritrovava nel palazzo di Re Erode, che avrebbe voluto saperne di più su questo bambino, ma i Magi, avvertiti dall’angelo del Signore, per tornarsene ai loro paesi non sarebbero più passati dalla reggia.
La Sacra Famiglia, una vera famiglia del paese con un bambino di pochi mesi, in questo caso una bimba, attendeva sui gradini dell’altare, che rappresentava idealmente la grotta di Betlemme, l’arrivo dei tre Re Magi che, accompagnati dai loro servitori, si inginocchiavano e si levavano i cappelli per l’adorazione, prima di offrire i loro preziosi doni. Seguiva la lunga processione dei pastorelli e delle pastorelle che recavano altri doni, che poi sarebbero stati messi all’iincanto. Arrivava ad omaggiare il Bambino anche una famiglia di poveri contadini della Mauletta, il Gilindu e l’Aurelia, accompagnati dalla figliola, portando panni caldi, latte e ricotta, cui si univa un’anziana donna (interpretata magistralmente da Lucia Rina Valazza), la quale quasi non credeva di essere riuscita ad arrivare al cospetto del Creatore e, usando il dialetto romagnanese, recitava la poesia Adurassiòn, composta dal Poeta romagnanese Gottardo Mostini nel 1976, (che tradizionalmente era recitata da Fernanda Renolfi, la generosa maestra romagnanese che lasciò i propri averi al Museo di Romagnano, alla quale è intitolato un concorso, annualmente bandito dall’Associazione La Nosta Gent, presieduta da Marisa Brugo, nato dalle sue stesse disposizioni testamentarie). L’anziana implorava misericordia con grande capacità espressiva, tanto da far credere che fosse davvero una pellegrina giunta miracolosamente alla capanna per adorare.
La “Schola polifonica abbaziale di san Silvano”, che è il coro di Romagnano, diretto da Gilberto Negri, e un tempo era accompagnato dall’organista Carlo Brugo, ha presentato una serie di canti e ha accompagnato la messa celebrata dal Parroco e abate di San Silvano, Don Gianni Remogna, in un tripudio di voci.
Le due grandi feste cristiane: l’Epifania e il Battesimo di Gesù, un salto di trent’anni, cadono ravvicinate e sono state l’occasione per Don Remogna di una riflessione quanto mai attuale sulla diseguaglianza: “Il patrimonio delle cento persone più ricche al mondo è pari al 30% del reddito della popolazione mondiale e donando il due per cento del loro reddito garantirebbero a tutti i bambini del mondo un’istruzione di base; il patrimonio delle tre persone più ricche è più elevato del PIL di quarantotto nazioni con seicento milioni di abitanti: quindi donare un poco di quel tanto sarebbe già un risultato”. Don Remogna ha poi sottolineato che: “Sarebbe importante diventare noi i Magi e donare con gioia e con gratuità: solidarietà, buone parole, amicizia, preghiere, donare con cuore largo, senza desiderare di essere osservati, ammirati, ringraziati. I Re Magi rispondono subito alla chiamata, non si fanno domande, non organizzano riunioni preparatorie o tavoli interlocutori, partono, agiscono, con l’obiettivo di adorare, cioè rendere il massimo onore possibile, con un gesto riservato a re e imperatori, e l’Adorazione è proprio quella che ogni volta si ripete nell’Eucarestia”.
Al termine della messa a tutti i bambini presenti è stata impartita una speciale benedizione e Don Remogna ha ringraziato il Comitato del Venerdì Santo, tutti coloro che hanno contribuito alla Sacra rappresentazione, ed in particolare i giovani attori.

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Piera Mazzone

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